Gli Asterischi del Vescovo del 1° febbraio

Si riporta l’articolo apparso sul Risveglio Popolare con ringraziamento alla redazione e Edoardo, vescovo.

E’ sempre una grande gioia per me celebrare la festa di Don Bosco in Cattedrale, come lo è incontrare i ragazzi del “Cagliero” ogni volta che vado a trovarli, pure quelli di S. Benigno.
Don Bosco è qui!

Questo “è qui” – che i cristiani dei primi secoli scrissero sul muro della tomba di Pietro nel cimitero Vaticano: “Petros eni… Pietro è qui” – è una grande verità: i nostri Santi non continuano a vivere solo in cielo, ma sono qui tra noi perché vivono in Cristo, nel Signore risorto; e in Lui, presente tra noi, ci sono anche loro presenti e vivi… Sono qui tra noi, inoltre, perché la loro fede, la testimonianza della loro vita, l’opera che hanno compiuto continuano nella Chiesa. Tutto ciò che Don Bosco ha vissuto, il patrimonio di immenso valore che ci ha lasciato, è preziosa eredità.
A questo proposito Papa Francesco ha detto recentemente: “Quello che tu erediti dai tuoi padri riguadàgnatelo, per possederlo… Uno dei limiti delle società attuali è di avere poca memoria, e questo ha delle conseguenze gravi: si diventa preda dei capricci e delle voglie del momento, schiavi di falsi miti che promettono la luna, ma ci lasciano delusi e tristi, alla ricerca spasmodica di qualcosa che riempia il vuoto del cuore. Ma l’eredità non basta custodirla. Occorre camminare: camminare sulla strada attraverso la quale arriva a noi la grande tradizione della fede, sulla quale ha camminato una moltitudine di testimoni che da duemila anni rinnovano l’annuncio dell’avvenimento del Dio-con-noi. Riguadagnare la propria eredità è un impegno a cui la Madre Chiesa chiama ogni generazione, senza lasciarsi spaventare da fatiche e sofferenze, che fan parte del cammino. Solo riguadagnando il vero, il bello e il buono che i nostri padri ci hanno consegnato, potremo vivere come un’opportunità il cambiamento d’epoca in cui siamo immersi, come occasione per comunicare agli uomini la gioia del Vangelo”.
La gioia del Vangelo! E’ la gioia che Don Bosco ha vissuto, in mezzo a tante difficoltà e a tanti sacrifici; la gioia che Gesù non solo annuncia come possibile ma che Egli dona a coloro che lo accolgono e lo seguono… Egli è venuto a portar ciò che rende piena la vita. Non toglie nulla; aggiunge al nostro vivere quel “centuplo” che dà alla vita la pienezza che il nostro cuore desidera.
“Don Bosco è qui” e noi guardiamo il suo volto, sul quale è riflesso innanzitutto il suo amore per i giovani, il suo desiderio fortissimo di portarli all’incontro con Gesù Cristo.
Capì che nel suo tempo, all’apparenza ancora segnato da religiosità, stava innescandosi un processo di scristianizzazione che avrebbe allontanato i giovani – e non solo essi – dalla fede. Capì gli effetti disastrosi di una ideologia che lavorava a scardinare la fede relegando in un cantuccio i credenti ed accettandone la presenza solo se disponibili a collaborare alla realizzazione di un progetto di società pensato in chiave anticattolica ed anticristiana. Capì ciò che altri pure capivano, ma non fece l’errore di ritirarsi in sterili polemiche: si piantò coraggiosamente nel campo della società, creò forme nuove, organizzò la presenza cattolica nell’educazione, nel lavoro, nella società.
Diceva in un Discorso del 1879, pubblicato con il titolo: “Non abbiamo paura!”: “Già Tertulliano diceva a’ pagani: Voi non ci volete perché cristiani: e noi v’abbiamo già empito il vostro esercito, le vostre piazze, traffichiamo con voi nei mercati, ci affratelliamo in tutte le cose, lasciamo a voi solo i templi de’ vostri idoli. Anche i Salesiani diranno: Voi non volete più frati, né religiosi, e noi verremo a farci laureare nelle vostre università per difendere il più caro patrimonio del genere umano, le verità che salvano. Bene, noi saremo artigiani nelle vostre botteghe e lavoreremo come servi fedeli del Padre di tutti; noi saremo chiamati coscritti nei vostri reggimenti, e faremo rispettare le virtù e la religione che non si conoscono se non per bestemmiarle; oh sì, vogliamo intrometterci tra voi dappertutto, e lasceremo ai nemici della religione solo le tane dei vizii. I Salesiani si son gettati nel mezzo di una società in movimento, in progresso, ed essi devono dire con vivace parola: Fratelli, anche noi corriamo con voi; e con amabile affabilità fermarli seco, quasi a divertirli con una cert’aria di novità”.
Amici, Don Bosco è qui!

† Edoardo, vescovo

Cardinal Cagliero di Ivrea: una vocazione missionaria da 125 anni

Un inizio carico di significato quello dei 125 anni della casa salesiana di Ivrea, dedicata ad uno dei primi giovani missionari di Don Bosco, il Cardinal Cagliero.

Domenica 17 settembre si è infatti svolta di inizio anno scolastico che ha radunato allievi e genitori delle scuole elementari e medie dell’Istituto. In questo contesto l’Eucaristia è stata presieduta da Mons. Luigi Bettazzi, Vescovo emerito di Ivrea, che contestualmente celebrava i 50 anni di presenza nella città eporediese.

“Nel mio lungo viaggiare per il mondo come presidente di Pax Christi ho potuto constatare come nei luoghi più impensati trovassi la presenza di missionari o ex allievi che proprio da questo Istituto erano partiti” Mons. Luigi Bettazzi

La festa, che ha goduto inoltre della presenza degli ultimi due direttori della casa, Don Eligio Caprioglio e Don Riccardo Frigerio, è continuata, in puro stile salesiano, con la condivisione del pranzo ed un pomeriggio di giochi per ragazzi e genitori insieme.

Un ulteriore momento significativo è stato la visita di una nutrito gruppo di missionari salesiani provenienti da tutto il mondo che, guidati dal Consigliere Generale per la Missioni, Don Guillermo Basañes, hanno potuto visitare quello che rappresenta un pezzo importante della storia missionaria salesiana in preparazione del Mandato Missionario che si è tenuto a Valdocco domenica 24 settembre.

100 anni sulle orme di don Bosco: don Nicola Faletti

Domenica 19 Febbraio, alle ore 10,15, presso la Chiesa dell’Immacolata Concezione di Cuorgné don Nicola Faletti, salesiano di don Bosco, festeggerà il suo 100° genetliaco. A presiedere la Solenne Concelebrazione vi sarà Mons. Pier Giorgio Debernardi, Vescovo di Pinerolo.

Sarà occasione per la Città di Cuorgnè, per la Parrocchia San Dalmazzo Martire, per la Famiglia salesiana e per gli amici della Compagnia di San Callisto Caravario, di stringersi intorno ad un sacerdote che incarna profondamente lo spirito di don Bosco e che con instancabile zelo si è sempre prodigato per il bene della popolazione della Città natale di Callisto Caravario e di Villa Castelnuovo.

Riportiamo uno stralcio di un articolo, a firma Giovanni Costantino, apparso sul quotidiano online di Avvenire:

100 anni sulle orme di don Bosco. Il salesiano don Faletti festeggia il secolo di vita

Per oltre 70 anni è stato il punto di riferimento degli istituti salesiani di San Benigno e Cuorgnè (Torino): insegnante, animatore, organizzatore di attività artistiche e culturali

Cento anni spesi per don Bosco. Il Canavese salesiano (e non solo) festeggia il secolo di vita di don Nicola Faletti, decano dei salesiani piemontesi. Nato il 26 gennaio 1917 a San Raffaele Cimena, nel Chivassese, entrò a Valdocco per frequentare le scuole medie. Presentato al beato don Filippo Rinaldi, rettor maggiore e terzo successore di don Bosco, ne ricevette la benedizione. Il 9 giugno 1929 assistette commosso alla traslazione della salma di don Bosco dal collegio di Valsalice alla Basilica di Maria Ausiliatrice. In questi anni, ammirato dai racconti dei missionari salesiani, maturò in lui la vocazione che lo porterà ad essere ordinato sacerdote il 2 luglio 1944. Nel marzo 1930 partecipò come cantore alla Messa di trigesimo ordinata a ricordo dell’eccidio in Cina di don Callisto Caravario, il missionario salesiano martirizzato nella missione di Linchow (Cina).

Alla funzione, officiata nella Basilica di Maria Ausiliatrice, partecipava anche Rosa Morgando, madre del religioso trucidato. Diversi anni dopo proprio don Nicola Faletti diverrà custode della memoria e dei luoghi del martire canavesano, nato a Cuorgnè ( Torino) l’8 giugno 1903. Ogni anno accoglieva gruppi di giovani e di fedeli provenienti dall’Estremo Oriente per visitare il paese d’origine di san Callisto Caravario. Per oltre 70 anni don Nicola è stato punto di riferimento degli istituti salesiani di San Benigno e Cuorgnè (Torino): insegnante, animatore, organizzatore di varie attività artistiche e culturali.

Gli oltre 30 anni di ministero parrocchiale a Villa Castelnuovo (dal 1972 al 1974 e dal 1987 ad oggi) e i 50 anni di servizio sacerdotale come cappellano presso la casa salesiana Maria Luisa Vaschetti a Castelnuovo Nigra lo hanno sempre visto amico e guida di ogni fedele. Da alcuni anni il religioso è ospite dell’Istituto Cardinale Cagliero di Ivrea, continuando il suo ministero sacerdotale a Castelnuovo e a Cuorgnè. «Il suo sorriso, il suo esempio e la sua fede cristallina – spiegano i parrocchiani – trascinano ciascuno di noi.

Con il suo stile da umile parroco di campagna dimostra una forza impressionante in grado di sorreggere ciascuno di noi nella nostra fragilità».

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